/ PRESENTATION

EGS, Towards an Imperfect Picture

Estratto dal testo critico di Carlo McCormick

Questa mostra, concepita appositamente per SPAZIOC21, manifesta il suo significato migratorio nelle scelte curatoriali, con metà dell’opera creata in Finlandia e metà in Italia. Ciò non vale solo per le opere in vetro realizzate nella vetreria finlandese di Lasismi o della leggendaria fornace Seguso Vetri d’Arte a Murano, Venezia, ma anche per i dipinti e gli acquerelli inclusi nella mostra stessa. Nei primi vediamo come EGS impieghi, a proprio favore, le diverse tecniche e potenzialità di ciascuna tradizione, così come nei quadri e negli acquerelli possiamo percepire il paesaggio in mutamento nella differente qualità della luce ed in una gamma di colori variabile in base al luogo della residenza. L’arte di EGS abbonda di difetti, irregolarità, deviazioni e disturbi, casuali come per caso, ma deliberati come un’ostinazione, una riluttanza a cedere alla conformità. EGS apprezza pienamente la maggior parte dei difetti come le idiosincrasie distintive dell’umanità e del mondo naturale. L’artista permette la possibilità dell’imperfezione perché è coinvolto nel processo piuttosto che vincolato al risultato finale. Quel tipo di indeterminatezza sembra essere parte integrante del suo carattere quanto della sua filosofia e della sua estetica. È interessato alle regole, ma gli piace anche infrangerle. Non perde mai di vista il quadro generale - specialmente quando si tratta di scrivere E-G-S come fa nella maggior parte delle sue opere - ma è il modo in cui in qualche modo colora fuori dai bordi, il modo in cui porta una certa libertà nel rigore, che ci fa provare gioia. Si trattiene giusto quanto basta per farci riconoscere la mano di un artista raffinato, ma tutta quella finezza rivela un gesto inconfondibile di disobbedienza. La sua fine arte di deviare dal percorso previsto, tuttavia, non è una questione di contrarietà, è semplicemente curiosità. C’è qualcosa di deliziosamente anormale nelle immagini e nelle rappresentazioni che EGS valorizza. Perennemente sbilanciato, rimane legato alla tradizione nella misura in cui può ignorarne le ortodossie; costruite in contraddizioni impossibili, la maestosità delle costruzioni di EGS sta nel fatto che si sostengono contro ogni probabilità, riflettendo il disordine, la degenerazione e l’instabilità del mondo in cui prendono vita. Gli acquerelli, i vetri e persino i dipinti su tela più elaborati offrono tipicamente un certo grado di comfort visivo, ma sospetto che l’artista eviti il confortevole così come evita la permanenza e la perfezione. EGS indaga i suoi media in profondità, introducendo fragilità e debolezze nel linguaggio della bellezza. Meravigliosamente, lo scivolamento dalla perfezione è insito nei mezzi che sceglie, dalla natura implacabile degli acquerelli, dove è impossibile correggere gli errori, agli standard artigianali del vetro soffiato, dove qualsiasi difetto è considerato un fallimento, fino alla radice della sua pratica più longeva, il graffito, che è tipicamente frettoloso, spesso interrotto e soggetto a molteplici fattori imprevedibili, eppure spietatamente pubblico. Qualunque cosa EGS crei è sempre una sorta di improbabilità, un successo che probabilmente non è andato secondo i piani.