/ PRESENTATION

Cabinet of Ether

Testo di Federico Fauli

La domanda sull’origine e l’evoluzione dei musei come istituzioni è un interrogativo frequente. Durante il Rinascimento europeo,
i “Cabinet of curiosities” rappresentarono i precursori dei moderni musei. La mostra “Cabinets of Ether” mira a mettere in luce la complessità dell’attuale era digitale, caratterizzata dalla frammentazione e dall’accumulo frenetico di oggetti e immagini.
Questo fenomeno culturale genera la sua bellezza attraverso un linguaggio unico che si nutre dell’ibridazione di continui elementi contaminanti. Mentre risolviamo questioni quotidiane con un “like” o un “tweet”, siamo esposti a un surplus di nuove immagini, pittogrammi e simboli che influenzano e trasformano il nostro modo di comunicare. I “Cabinet of curiosities” non erano solamente raccolte finalizzate a mostrare le eccentricità dei loro curatori, ma rappresentavano veri e propri strumenti sociali mirati a stabilire e mantenere il proprio status all’interno della società. Questi luoghi erano basati sul concetto di “intrattenimento appreso” o sulla sinergia tra apprendimento e intrattenimento, con l’obiettivo di suscitare meraviglia negli osservatori.
La storia dell’arte ha radici profonde e affascinanti che risalgono all’origine della pratica del collezionismo nei “Cabinet of curiosities” del Rinascimento italiano. Comprendere il motivo per cui l’aristocrazia amasse collezionare oggetti rari e comprendere il ruolo sociale che essi svolgevano può spiegare molte delle sfaccettature enigmatiche dell’emergere dei nuovi mercati dell’arte.
Ogni oggetto offriva l’opportunità di raccontare una storia o, più spesso, di crearne una. Come gli individui più abbienti, anche i collezionisti del passato amavano definire la propria personalità attraverso il possesso di oggetti opulenti, che rappresentavano segni tangibili della loro intelligenza, erudizione, ricchezza e gusto. Essi avevano già compreso che gli oggetti preziosi esercitavano un potente influsso sulle persone e che le associazioni tra oggetti di lusso e personalità lasciavano impressioni durature. Tuttavia, è importante notare che questi ambienti non erano sempre basati sulla realtà. Non erano concepiti come enti scientifici, ma piuttosto come luoghi di immaginazione, in cui coloro che disponevano delle risorse necessarie costruivano la propria visione del mondo. Stare al centro di questo microcosmo e indicare gli oggetti per svelarne i segreti più profondi conferiva ai collezionisti un senso di agio e padronanza in un mondo spesso percepito come troppo vasto, confuso e inospitale. Spesso l’opulenza dei “Cabinet of curiosities” era del tutto casuale, priva di alcun ordine cronologico o criterio scientifico che guidasse la disposizione degli oggetti. Il collezionista aveva il pieno controllo dell’interpretazione e del contenuto, che, in realtà, riflettevano il proprio gusto e la propria identità.
Sorge, quindi, una domanda inevitabile: esiste una sostanziale differenza tra i grandi collezionisti di un’epoca passata e le cosiddette “Whales” del Web3, cioè i grandi collezionisti di Opere Digitali? È possibile stabilire una relazione tra la pratica antica del collezionismo come simbolo di status sociale e l’azione contemporanea di accumulare ampie collezioni di NFT?
La mostra ha lo scopo di delineare le complesse relazioni tra i “Cabinet of curiosities” e i nuovi mercati dell’arte digitale, concentrandosi sull’atto stesso del collezionismo come strumento di vanto e celebrazione, incarnato in oggetti unici e di valore.
Gli NFT rappresentano un fenomeno relativamente recente reso possibile dalla tecnologia blockchain, ossia token digitali unici che rappresentano la proprietà di una particolare risorsa digitale.
Concentrandosi sul mondo affascinante degli NFT, la mostra mette in evidenza la loro capacità di creare rarità e unicità in un mondo digitale in cui la riproduzione e la condivisione di contenuti sono ormai pratiche comuni.
Sia le collezioni post-medievali che gli NFT sono orientati all’esposizione e alla raccolta di oggetti unici e di valore.
I “Cabinet of curiosities” erano raccolte fisiche di oggetti destinati a ispirare meraviglia, mentre gli NFT sono risorse digitali che rappresentano la proprietà di un determinato contenuto digitale. Sebbene differenti in molti aspetti, entrambi riflettono il nostro innato desiderio di collezionare ed esporre oggetti rari, belli o significativi.
La mostra esplora il concetto di “phygital”, che rappresenta la fusione tra la realtà fisica e digitale, combinate per creare un’esperienza senza soluzione di continuità.
In conclusione, gli NFT hanno il potenziale per verificare la proprietà di opere d’arte fisiche e offrire accesso a versioni digitali esclusive. Esplorando la mostra, i visitatori saranno immersi in un mondo di immaginazione e meraviglia, in un’esperienza che rimanda a quella delle antiche “Cabinet of curiosities”. Assisteranno a una fusione tra passato e presente, in cui il Phygital sarà protagonista, ispirando lo stesso stupore delle collezioni storiche e alla rarità e unicità degli NFT.
La mostra si propone di celebrare l’arte del collezionismo come un’ode all’immaginazione, sperando che ogni visitatore possa godere di questa esperienza e acquisire una comprensione più profonda dell’arte del collezionismo, sia passata che presente.