dead god,
thank you


BRAD DOWNEY

APRILE 2026
GIUGNO 2026


in collaborazione con:

Rok Pahor - brushography by Dominic Mahnic

/ PRESENTATION

Dead God, Thank You

Brad Downey

Estratto dal testo
UNDERGROUND & OVERGROUND
di Emanuela Mazzonis di Pralafera

… Per Brad Downey l’arte è un mezzo attraverso il quale creare un vocabolario senza regole, fatto di simboli, pensieri, azioni, manufatti che trasformano l’abitudinario in un’allegoria dell’esperienza umana. La vita è circondata da oggetti che ‘decorano’ il nostro presente, che riempiono i nostri spazi, un accumulo di manufatti di cui spesso non ricordiamo più nemmeno il valore. … Ma, si chiede l’artista, che valore hanno questi oggetti di fronte alla caducità terrena? … In questa prospettiva dobbiamo leggere anche la nuova opera ideata e prodotta per SPAZIOC21 in occasione del festival Fotografia Europea 2026 a Reggio Emilia: sei dipinti di sei differenti alberi originati da altrettanti scatti fotografici. Un contenuto simbolico che rimanda allo scorrere del tempo e al destino degli esseri viventi. Il progetto, ora intitolato Dead God, Thank you, nasce alcuni anni fa negli incontri tra l’artista e i promotori di SPAZIOC21 ed è stato realizzato a più mani tra l’Italia e la Slovenia. L’idea di fondo di Downey è quella di rendere omaggio alla solennità degli alberi, sculture maestose create da Madre Natura, che nascono crescono e muoiono in un determinato luogo. Da quell’ambiente, gli alberi ricevono linfa vitale e allo stesso tempo restituiscono vita …. e l’etica? … Il titolo Dead God, Thank You riflette questa tensione: stabilisce, in superficie, un parallelo tra gli alberi e Dio, ma nasce anche da un senso di colpa legato al consumo. “Lavorare con gli alberi è diventato un modo per affrontare questa contraddizione e assumermi la responsabilità dei materiali che uso, creando oggetti partendo da zero. La natura, in questo senso, non è romanticizzata; è qualcosa con cui negoziare, con cui lavorare e rispetto alla quale mettere alla prova la propria etica”. … Interagendo con il paesaggio, Downey seleziona sei varietà di alberi che appartengono a quel contesto (il pino, il cipresso, il ciliegio selvatico, il frassino, la quercia e l’alloro), li immortala con una fotografia, li abbatte, porta in poltiglia le loro spoglie vegetali con un processo meccanico. Attraverso questa trasformazione ricava un feltro di fibre di cellulosa da cui ottiene una carta che appare come una foresta caotica di fibre piatte e flessibili, di diverse tonalità come anche i sei inchiostri estratti dal processo di macerazione della corteccia, si distinguono l’uno dall’altro per tonalità e colore, come il DNA degli esseri viventi. I sei alberi vengono quindi stampati a pennello sulla carta ottenuta dalla loro stessa epidermide con uno strumento realizzato appositamente. Dai “corpi” privati di vita, l’artista ricrea un nuovo ciclo vitale. Ogni opera è quindi combinazione unica di cellulosa e liquido – il cosiddetto “liquore nero”, un fluido viscoso e raddensato – che contraddistingue l’anima di ogni albero donando a ciascun dipinto una nuova dimensione vitale. Ogni opera d’arte, nella sua delicatezza ed eleganza, richiama il sublime delle opere romantiche e nella sua aulicità diventa simbolo di eternità …. Come si chiede l’artista nel titolo del lavoro - che intenderei più come una domanda che come uno statement - la vita ci pone di fronte a domande esistenziali che lasciano a noi una libera interpretazione: Dio esiste? Dio ha creato il mondo, gli alberi e gli esseri viventi? Dio ha creato la vita e la morte? Dio è morto?

dead god,
thank you


BRAD DOWNEY

APRILE 2026
GIUGNO 2026


in collaborazione con:

Rok Pahor - brushography by Dominic Mahnic