DIALOGHI
DI STRADA
#6

LUGLIO-SETTEMBRE 2020

HAMBLETON, EVOL, JOYS e EGS L’UOMO E LA CITTÀ,
LE LETTERE E I LORO CONFINI.

/ ARTWORKS

RICHARD HAMBLETON
Shadowman
New York, 1983
Acrylic on recycled paper poster
177 x 117 cm

© Ph. Dario Lasagni

freccia-giu

RICHARD HAMBLETON

(Vancouver 1954 - New York 2017)

Pittore espressivo e gestuale, diplomato in belle arti all’Emily Carr School of Art di Vancouver, Richard Hambleton fu tra i primi artisti della scena newyorkese ad utilizzare la città come una tela, portando l’arte figurativa nelle strade e animando l’emergente scena della Lower East Side. Per contestualità ed appartenenza a circoli artistici contigui, i suoi primi lavori di strada sono stati paragonati alla pratica dei graffiti, nonostante Hambleton non avesse radici nel writing, fosse educato all’arte ed avesse piena consapevolezza del ruolo dell’artista nel contesto urbano.
Il suo lavoro gli farà guadagnare l’appellativo di “godfather of street art”.
La sua intera produzione è raccolta in serie – Mass Murder, Shadowman, Marlboro Man, Beautiful Paintings. Gli shadowman, silhouette misteriose e irrequiete dipinte a grandezza naturale sui muri di New York e di molte altre città a partire dai primi anni ’80, sono stati esposti nel 1984 ad Arte di Frontiera. New York graffiti, la prima mostra (realizzata a Bologna) che fece conoscere al pubblico italiano le ultime tendenze dell'arte americana comprendendo – oltre ad Hambleton – artisti del calibro di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Kenny Sharf e writers già affermati come Rammellzee, Futura, Phase2, Dondi ed A-One. Da allora la sua opera è stata presentata due volte alla Biennale di Venezia – nel 1984 e nel 1988 – ed il suo lavoro è entrato in numerose collezioni permanenti, tra cui quella del MOMA.

EVOL
Untitled
Roma, 2003
Stencil on recycled cardboard
168 x 75 cm

© Ph. Dario Lasagni

freccia-giu

EVOL

(Berlino 1973)

La dimensione alienante e anonima della città è il cuore dell'opera di Tore Rinkveld, aka EVOL, che realizza a stencil o ad aerografo un corpus artistico centrato sulla metropoli, la sua vita e la sua decadenza. Evol trasforma elementi di arredo urbano in microscopici condominii disabitati e asettici. Attraverso l’inversione di scala, Evol enfatizza i dettagli, il contrasto tra il fascino straniante delle architetture brutali ed il grigiore del cemento decomposto e frantumato; l’opera indaga e rielabora l’anonimato delle periferie distopiche realizzate dagli architetti socialisti del dopoguerra nell'ex Germania orientale e ne enfatizza la decadenza, quasi a specchio della nostra società contemporanea. Un immaginario in miniatura ricco di particolari, di dettagli inosservati e di contrasti di luci e di ombre. Parallelamente, nel lavoro di studio, Evol esplora le architetture ordinarie dei quartieri berlinesi sopravvissute alle guerre mondiali. Le superfici di sfondo della sua produzione artistica sono sempre oggetti trovati o materiali di scarto come cabine elettriche, il cartone da imballaggio o il cemento.
Evol si è laureata presso la Kuopio Acadamy of Arts and Crafts (Finlandia) nel 2000 e presso il HFG Schwäbisch Gmünd (Germania) nel 2001. Ha esposto a livello internazionale, sia in spazi pubblici che in musei e gallerie.

JOYS
Love
Padova, 2011
Plexiglas
103 x 104 cm

© Ph. Fabrizio Cicconi

freccia-giu

JOYS

(Padova 1974)

JOYS nasce a Padova nel 1974 ed il suo incontro con i graffiti risale ai primi anni Novanta. La sua ricerca estetica ed il suo maniacale studio del lettering 3D sono stati da tempo riconosciuti come inediti e originali. Nei primi anni Novanta fonda con Peeta, Etnik e Made214 la crew EAD, celebre per le esecuzioni tridimensionali delle tag e per l’innovazione estetica che portano nel panorama italiano dei graffiti, all’interno della quale Joys sa sviluppare un suo percorso estetico autonomo. Attraverso composizione e combinazione di colori e materiali, le sue lettere si sono destrutturate, hanno acquisito le forme di costruzioni astratte, di labirinti impossibili e di geometrie perfette dai ricercati contrasti cromatici. Il lavoro di Joys ha travalicato i confini del piano – oltre la superficie di muri e treni – dando vita ad una produzione scultorea che beneficia di una sapiente ricerca sui materiali e sulle tecniche di costruzione ed ha valicato i confini nazionali, con produzioni su commissione in Oriente e negli Emirati Arabi.

EGS
Fragile Identity #2
Helsinki, 2016
Hand blown glass sculpture,
26,5 x 16,5 x 5 cm,
30 x 15 x 17 cm,
35 x 17 x 15,5 cm.

© Ph. Dario Lasagni

EGS

(Helsinki 1974)

Finlandese di origine, EGS è uno dei writers più prolifici della sua generazione ed uno dei principali talenti artistici della sua terra. Attivo dalla metà degli anni Ottanta, ha viaggiato i cinque continenti, costruito un ampio network di relazioni, condiviso esperienze con i migliori artisti del suo movimento e lasciato le sue tracce sui treni e sui muri di tutto il mondo.
È riconosciuto come un grande innovatore per lo stile unico e cangiante delle sue lettere; fin dai primi anni 90 ha infatti esplorato forme libere, del tutto antitetiche al concetto di wildstyle newyorkese, anticipando una tendenza verso l’astrazione che si ritrova nelle opere più mature pensate per gli spazi espositivi.
Il suo lavoro di studio – compresa la produzione scultorea in vetro soffiato – è andato via via sofisticandosi, astraendosi e mostrandoci le infinite possibilità manipolatorie delle lettere, pur mantenendo le radici da cui ha preso origine.
La più recente ricerca estetica di EGS indaga la natura effimera dei confini, naturali e politici, e le implicazioni dei cambiamenti climatici su di essi.
Nel 2018 ha realizzato nella Kunsthalle della sua città – capitale per molti anni della “zero tolerance” verso i writer – una restrospettiva pubblica dal titolo Writing my diary e nel 2020 è stato selezionato tra gli artisti invitati alla Biennale dell’HAM, Helsinki Art Museum.

DIALOGHI
DI STRADA
#6

LUGLIO-SETTEMBRE 2020

HAMBLETON, EVOL, JOYS e EGS L’UOMO E LA CITTÀ,
LE LETTERE E I LORO CONFINI.