floating shapes


fluide presenze


di luce, aria e materia


ARIS


FEBBRAIO 2026
APRILE 2026


/ PRESENTATION

FLOATING SHAPES

fluide presenze di luce, aria e materia

ARIS

Testo critico a cura di Alessandra Ioalè

Dal 1993 la ricerca di creazione di ARIS ha inizio nel lettering, quello spigoloso e astratto che caratterizza le lettere della sua tag; per lasciare poi il passo a un tratto più dolce e smussato, con cui dipinge a pennello e rullo silhouette femminee, che nel tempo si aprono all’informe di masse primordiali frastagliate dall’emergere di creature organiche ambigue, che poco a poco cominciano a smagliarsi e creature, che cominciano a distinguersi in profili prendendo struttura e anima nella sovrapposizione a layers, e divampare all’unisono sulle superfici più disparate. Fin dall’inizio, quella di ARIS è una ricerca sul segno che origina in luoghi inospitali e inaccessibili dello spazio urbano, dai muri decadenti di costruzioni abbandonate in mezzo alla natura, a quelli anonimi di città in espansione. Un segno, la cui esistenza però perpetua nella fluttuazione, cingendo forme sulla superficie bidimensionale cartacea e ceramica al chiuso dell’atelier, dove la pittura si alterna alla stampa serigrafica e il disegno si lega alla modellazione e al ritaglio. Un segno, che non si è mai abbandonato all’astrazione pura, mantenendo sempre un legame con il mondo naturale a cui si ispira l’artista. Oggi, quella stessa ricerca primigenia sul segno, matura in una ricerca sul segno che diviene forma nello spazio. Una forma che, grazie alla continua sperimentazione, attraverso il metallo acquista volume nella terza dimensione di SPAZIOC21, dove è possibile passare da una esperienza contemplativa a una esplorativa dell’opera di ARIS. L’intero corpus di opere inedite, qui presentato, sprigiona quella semplicità data dai sentimenti puri con cui l’artista approccia al problema formale, senza nessuna elaborazione programmatica del segno. Esso pare generarsi dal flusso di coscienza dell’artista, in modo diretto, imitando la non linearità naturale del pensiero umano. In linea con questo modus operandi è il percorso della mostra, in cui le opere sono esposte secondo un dialogo serrato tra le loro diverse tipologie. Dalla relazione tra le carte con le sculture a layer in metallo e tra le ceramiche con le installazioni metalliche a parete, emerge infatti quell’organicità della trasformazione costante del segno in forma e viceversa, arricchendo la visione di un certo grado di profondità. Con questo approccio ARIS dimostra di essere capace di agire anche sul linguaggio scultoreo realizzando opere, che hanno un’intensa vitalità, con la quale entra immediatamente in contatto con le persone, narrandogli di vuoti che parlano di pieni, di assenze che parlano di presenze ancora persistenti. Le sue sculture si lasciano attraversare dallo sguardo, che assembla le diverse superfici dei layers, seguendo soltanto l’istinto curioso, che guida l’esplorazione dell’occhio, affascinato dalle moltiplicazioni, i match, le scomposizioni, le incidenze sospese. Layers che, talvolta paiono fondersi sovrapponendosi e talvolta invece intersecarsi per poi dividersi, creando giochi di luce, spazi d’ombra, sezioni piene e vuote. Dalle opere su carta e in ceramica, passando per le installazioni alle vetrine e quelle alle pareti interne, fino alle sculture nella sala centrale, vediamo come sul piano estetico tutta la dialettica semplice e immediata dell’artista si realizzi nelle relazioni di contrapposizione. Fluide presenze di luce, aria e materia, la cui forza evocativa è sostenuta dalla contrapposizione di sensazioni visive. Da quelle giocate sul minimalismo cromatico del blu e del rosso, che delineano i profili dei layers tra loro sul bianco della carta e delle anfore capovolte in ceramica o del bianco dei ritagli in metallo sul blu dei layer di fondo delle installazioni alle vetrine; così come l’elegante contrapposizione cromatica degli interventi pittorici dalla tonalità neutra sulla superficie metallica grezza delle opere fluttuanti a parete. Alle contrapposizioni giocate su paradossi percettivi inaspettati scaturiti dall’uso dei materiali scelti. Se, infatti, un comune materiale come la ceramica conferisce gravità alla leggiadria del disegno e una percezione artigianale del segno sulla materia, un materiale meno comune, come il metallo, conferisce un’inaspettata e paradossale leggerezza alle forme e quella precedente sensazione percettiva lascia il passo a un dialogo con la luce e con l’aria attraverso la materia o la sua assenza. Raggiungendo qui, ciò che descriveva lo scultore Henry Moore nei suoi scritti, ovvero una forma “che esiste nella pienezza della sua realtà spaziale”, grazie alla reciproca relazione di rispetto tra la natura del segno e la naturadel metallo. Sensazioni visive che, nelle medie e grandi dimensioni, hanno la forza di trasformare la visione e percezione delle superfici e degli spazi, riconfigurandoli e rendendo visibile la presenza dell’aria, la luce nell’ombra, l’assenza della materia. Mentre, nei piccoli formati, quelle stesse sensazioni seguono il ritmo della danza delle foglie nel vento. Strutture dall’aspetto accurato e al tempo stesso spontaneo e fragile, composte da layer, i cui profili ambigui si prestano all’interpretazione simultanea di organismi fogliari e umanoidi in compenetrazione, le cui forme tortuose cambiano girandogli intorno, caricandosi di una seduzione peculiare. Quella seduzione generata, per ricorrere ancora una volta alle parole del Maestro Moore, dalla asimmetria propria delle forme delle creature o rganiche, che crescono adattandosi all’ambiente circostante, subendone la forza di gravità. Sul piano concettuale, questo affascinante modello compositivo, che informa tutta l’opera dell’artista, riflette l’altrettanto affascinante visione del mondo, secondo la quale tutte le creature e gli esseri senzienti e non senzienti si compenetrano e si influenzano a vicenda, in un continuo processo trasformativo di causa ed effetto quale è la vita stessa.

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di luce, aria e materia


ARIS


FEBBRAIO 2026
APRILE 2026