/ PRESENTATION

SORRY FOR FUKUSHIMA

ESCIF

Se dico “Andiamo a giocare?”,
tu dici “Andiamo a giocare”.
Se dico “Tonto”,
tu dici “Tonto”.
Se dico “Non voglio più giocare”,
tu dici “Non voglio più giocare”.
Quindi, mi sento sola.
Dico “Mi spiace”,
Tu dici “Mi spiace”.
Sei un eco?
No, sei chiunque.
- Kaneko Misuzu -

L’11 marzo 2011 in Giappone si è verificato l’incidente nucleare di Fukushima, con le conseguenze ambientali più gravi della nostra era. Un terremoto di magnitudo 9,0 e uno tsunami successivo hanno provocato un incidente devastante nella centrale nucleare di Fukushima. Questo episodio ha avuto gravi conseguenze per l’ambiente e la vita delle persone, tra cui il rilascio di radiazioni, la contaminazione dell’oceano, il dislocamento di persone e un grande impatto sull’agricoltura e sull’allevamento. Le conseguenze di questo disastro di carattere nucleare continuano a essere, ad oggi, una preoccupazione in termini di sicurezza e gestione ambientale.
Oggi, a 12 anni da quella tragedia, il Giappone sta riversando nell’oceano Pacifico le acque radioattive che erano rimaste stoccate all’interno della centrale. È tempo di fermarsi e assumersi le responsabilità. È il momento di comprendere quali sono le fondamenta su cui si costruiscono le società attuali in ricerca del progresso. Diverse ricerche scientifiche affrontano teorie che collegano lo sviluppo delle società con la necessità imperante di utilizzare fonti di energia tanto pericolose quanto quella nucleare. Questo legame indivisibile di crescita ci rivela che la nostra società e il suo progresso sono fondati su pratiche chiaramente nocive per l’ambiente e per la vita. Diverse ricerche scientifiche collegano anche lo sviluppo della società capitalista con l’accelerazione del riscaldamento globale e le sue conseguenze e squilibri climatici. L’iper-velocità che i poteri definiscono evoluzione e crescita è dannosa a livello ecologico e sociale. Fermare questa deriva è importante. Siamo responsabili. Dobbiamo sapere che, sebbene sia stato difficile anticipare che un terremoto di tale magnitudo avrebbe provocato un incidente così grave nella centrale nucleare di Fukushima, non possiamo negare che quando la possibilità, inimmaginabile e inaspettata, di subire disastri meteorologici si coniuga con l’esistenza di centrali nucleari, ossia con il fattore umano, questo diventa disastroso. È violenza.
Ma il disastro di Fukushima è solo il punto di partenza per iniziare ad assumere che, in nome dello sviluppo dei nostri sistemi e dell’evoluzione della nostra società, stiamo distruggendo il pianeta. Non possiamo fare altro che chiedere scusa alle future generazioni che riceveranno questo lascito.
Chiediamo scusa per Fukushima, chiediamo scusa per aver dimenticato gli animali, chiediamo scusa per non aver capito che la nostra vita proviene dalle foreste. Chiediamo scusa per la velocità e per aver contravvenuto al senso del progresso. In questo esercizio di scuse c’è anche spazio per recuperare ciò che sarebbe bene diventasse patrimonio mondiale, un’eredità: dare valore al gesto di un bambino che, con la sua innocenza e spontaneità, porta una nuova speranza nel futuro, ma anche nel presente. E se tutto questo fosse anche un’invocazione? Una scusa e un’invocazione affinché il domani che verrà porti con sé un altro senso del futuro, più consapevole, più verde, più responsabile, più tenero. I lavori che Escif presenta per questa esposizione sono disegni, sculture e un dipinto. Lo scopo di questo insieme di opere è generare un viaggio in cui la spontaneità e l’innocenza assumano potere di fronte alla complessità del mondo nocivo che abbiamo costruito. Il gesto contro il sistema.
Questa presa di spazio da parte dei tratti di un bambino, capaci di generare un altro mondo, o della reinterpretazione infantile di alcuni personaggi, contrasta con la terribile storia che c’è dietro. L’esposizione chiede scusa e posiziona in primo piano un’altra storia, una che potrebbe essere molto più speranzosa.

testo di Teresa Juan