/ PRESENTATION

Sublimare un'esperienza vitale

di Chiara Pirozzi

Sublimare un’esperienza vitale, è stato questo per Valerio Polici un esercizio necessario quando ha scelto di traslare l’azione del graffito nello scatto fotografico. Una crescita sensibile e psichica ha condotto l’autore ad abbandonare il medium del colore spray per tradurlo in fotografia, un linguaggio che gli consente di affrontare la ricerca artistica in modo nuovo e con una maggiore consapevolezza d’intenti.

Nella pratica fotografica, Valerio Polici trova la formula per porsi a osservare gli eventi, mantenendo una relazione profonda con i soggetti, attraverso un’adesione sempre complice verso il mondo dei writers che lo conduce a indagarne limiti e restrizioni, odori e umori. L’agire di notte quando la città dorme è il teatro dell’emozione crescente, è l’esperienza a cui il fotografo non rinuncia nel suo shift lessicale. Resta stabile, dunque, il suo coinvolgimento con gli spazi percorsi e con i compagni di avventura, permane lo stato d’animo di sentirsi protagonisti di una mitologia sotterranea, come eroi senza volto che, prima ancora di salvare il mondo, devono definire sé stessi. Ergo sum rappresenta parallelamente momenti di attesa e di azione, di paura, visioni di pura vitalità o attimi sospesi fra decisioni da prendere per evitare il peggio.
Valerio Polici concepisce il progetto fotografico come un’indagine su un contesto che l’ha forgiato come individuo, con la volontà di analizzarlo da una prospettiva altra che da semplice documentazione trasforma quella stessa realtà in qualcosa di inedito: un nuovo mondo.
Ergo sum s’inserisce all’interno di un filone di ricerca, filosofica prima e artistica poi, che fa del concetto di surmodernità la chiave di volta per descrivere le relazioni esistenti fra luoghi ed esseri umani, analizzando quegli spazi di transito, gli interstizi, i confini, le periferie, i luoghi in cui le identità definite si perdono e lasciano il passo a infinite possibilità, a derive dell’esperienza generatrici di legami culturali e sociali, sconosciuti e inaspettati. Lo spazio dell’immagine è quello della città-incontro, costruita sulla base delle relazioni collettive, in cui è il grado di socialità a dettare le condizioni minime e necessarie per sviluppare un processo di personificazione della città e, al contempo, di spersonalizzazione di coloro che ci vivono.
Valerio Polici, flâneur-agente del suo tempo, col il suo racconto fotografico parte da un’esigenza intima per descrivere paesaggi urbani modellati da bisogni personali che, innervati nella crew, creano relazioni di senso nuove, gestite con leggi condivise ma non scritte, inediti legami fuori dagli ambienti familiari e dalle amicizie “certificate”.
In Ergo sum gli ambienti e gli esseri umani condividono la stessa pelle e l’uno si nutre dell’altro, vivificandosi attraverso l’esperienza reciproca. Ritrovarsi nel mondo per Valerio Polici non è comunque sinonimo di soluzione, di appagamento, ma resta una valvola di sfogo espressiva che, pur stemperata fra corpo urbano e corpi umani, trattiene una sensazione di angustia claustrofobica, un piano serrato in cui muoversi a stento, limitato e limitante, nella tensione costante di trovare così un porto sicuro in cui rifugiarsi.
L’installazione concepita per Reggio Emilia suggerisce una narrazione che asseconda e sottolinea l’esperienza creativa vissuta in origine. Le quattro grandi vetrine che si affacciano sul cortile di palazzo Brami aprono la scena, suggeriscono il tema senza svelarlo, instillando nel visitatore il dubbio della visione. Restano evidenti i contenuti espressi nella relazione fra uomo e ambiente e i legami fra gli individui, indugia l’idea del nascosto, è leggibile la costruzione di sguardi laterali e vergini, i soli in grado di offrire una mappatura di un territorio come immagine tracciata dalle percezioni e dalle sperimentazioni di chi l’attraversa.
Quelle che sembravano certezze all’esterno, tornano a essere sensazioni scomode e sfocate nella prima sala della galleria, dove sono presenti monitor e suoni. Valerio Polici sembra ora catapultare lo spettatore in un centro di comando di videosorveglianza, in cui la sensazione è quella di osservare e di essere osservati in un gioco di ribaltamento continuo dei ruoli, amplificato dalla perdita delle coordinate spaziali attraverso il buio. Non c’è soluzione ma solo dubbio, paura e incertezza.
Nella narrazione espositiva, un’immagine fotografica indirizza lo sguardo e conduce alla seconda sala il cui allestimento suggerisce la natura biologica e morfologica di chi compie l’azione. Come un virus s’insinua nel corpo, così i writers animano le viscere delle metropoli, silenti ma presenti marchiano quegli stessi oggetti che definiscono nell’immaginario collettivo il paesaggio urbano.
Valerio Polici descrive e fa trasparire dalle sue fotografie tutta la capacità energetica ed entropica fra ambiente e individuo e lo fa attraverso la messa a nudo della sua esperienza, ponendo al centro dell’attenzione vite private ed esperienze intime di relazione nascosta e mai esplicitata, tracciando il nesso di legami forti e necessariamente onesti che partono dalla condivisione di luoghi che ci appartengono, solo di notte. Si fallor sum.

Identità e spazio pubblico

di Pietro Rivasi

Le controculture sono il frutto dell’ambiente nel quale nascono, figlie della loro epoca.
Così, in un mondo in cui la società si è fatta a pezzi con le sue stesse mani, distruggendo conquiste costate sacrifici spaventosi, hanno trovato spazio sottoculture controverse, nichiliste e iconoclaste, che mettono in discussione le basi stesse della convivenza “civile”, i concetti di decoro e degrado, la legalità.

In una società disgregata ed impaurita che ad un inevitabile, ed evolutivamente fondamentale, melting pot, risponde erigendo muri e sventolando la bandiera della sicurezza a tutela delle ultime briciole di benessere, tagliare reti, scavalcare muri, evitare sensori è una missione che sottintende un messaggio politico forte.
Cui prodest? Qual'è il senso di tutto questo? L'affermazione di se stessi, come individui, in un contesto sempre più disumano.
Ergo sum. Primo progetto fotografico di successo di Valerio Polici, racconta le emozioni degli esploratori contemporanei che, nell'era di internet e google maps che rendono ogni luogo vicino ed accessibile, trovano l'avventura penetrando in ambienti interdetti e visitando terre di nessuno, subendone il fascino decadente.
Scattata tra il 2009 ed il 2015, con questa serie Valerio si è concentrato sul writing, una controcultura cui lui stesso per anni ha partecipato attivamente, senza abbandonarsi al racconto documentaristico della pratica, ma indagandone l'aspetto emotivo.
L'accesso a luoghi tanto suggestivi quanto pericolosi, è spesso frutto di un lavoro di squadra e di un alto grado di organizzazione: è la realtà quotidiana dei writer, che nella loro nicchia ricreano quel tessuto sociale ormai scomparso nella società contemporanea, che mette al primo posto l'obiettivo del gruppo e la sua sicurezza, rispetto a orpelli, bisogni indotti, immagine.
Negli scatti di Polici troviamo le emozioni e le atmosfere di quei momenti, di una comunità contemporaneamente reale e virtuale, locale e internazionale.
I gruppi, che molte volte si organizzano grazie a network digitali, si incontrano in un punto qualsiasi del mondo per conquistare trofei come la metro di Buenos Aires o un treno di Riga; le relazioni, che intuitivamente potremmo pensare superficiali, si cementano grazie alla condivisione del rischio e degli obiettivi comuni. Legami fortissimi si instaurano nell'arco di pochi giorni o poche ore, grazie a una mano tesa, a un divano messo a disposizione di uno sconosciuto, ad un piatto di pasta preparato da una mamma mai vista prima.
Dimostrare il primato dell'individuo, della sua crew o gruppo di sodali, rispetto agli sforzi messi in campo da una società che ha ipotecato i suoi valori sull'altare del profitto, è un fine non sempre esplicito per chi partecipa a questo moderno rituale di esplorazione.
Catturare tutto questo è per il fotografo frutto di uno sforzo importante, perché deve immergersi nello stesso mondo borderline dei protagonisti degli scatti, condividendone i rischi, i fallimenti e le conquiste: una volta nel turbine dell'azione, nessuno può chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità, si è parte di un unico organismo che pulsa all'unisono, che paga ogni eventuale distrazione e che, nel momento del bisogno, non lascia nessuno indietro.
Una azione che dura pochi minuti, richiede giorni o mesi di preparazione: appostamenti, prove, lucchetti e reti tagliate; una azione in cui i momenti precedenti e successivi sono importanti e rischiosi quanto quelli del processo creativo.

L'adrenalina, la velocità.
La calma, l'immobilità.
Le luci, il buio assoluto.
Altezze e profondità.

Gli opposti che in questi percorsi si incontrano, vengono raccontati attraverso le fotografie, per cristallizzare una parte del patrimonio emotivo che creano.
È tutto cambiato rispetto agli anni '70, quando writing significava vedere il proprio name go by e style wars. Ci troviamo ora in una fase nella quale è nella vita stessa dei writer, nella loro ossessiva perseveranza quasi autodistruttiva, che va cercato il senso dei graffiti, non nella loro estetica.
È quindi di importanza fondamentale riuscire a catturare questi frangenti per preservarli dall'oblio e restituirli, eventualmente, ad un pubblico che non si calerà mai in quelle situazioni, e che per questo, difficilmente sarà in grado di capire un fenomeno che ha stravolto e continua ad influenzare massicciamente, comunicazione di massa e percezione dello spazio pubblico.
Sono storie di persone che non riconoscono confini se non quelli della propria coscienza e delle proprie energie, che condividono conoscenza ed esperienza per ottenere risultati collettivi. Storie di individui antisociali, che possono insegnare a vivere in comunità.

RITORNI MEDIA

VALERIO POLICI

(Roma 1984)

Nato a Roma nel 1984, inizia il percorso nella fotografia da autodidatta seguendo graffiti writers tra Europa ed Argentina. ERGO SUM è un documentario autobiografico su quel lungo viaggio personale durato anni. In seguito frequenta corsi di specializzazione a Roma, Padova e Parigi e partecipa al Laboratorio di Antonio Biasiucci a Napoli, nel 2015. Si avvicina inizialmente al fotogiornalismo pubblicando sue foto sulle maggiori testate nazionali ed estere (Washington Post, Newsweek, British Journal of Photography, L'Espresso) per poi dedicarsi ad una ricerca più intima. Il suo primo libro realizzato in collaborazione con il fotografo polacco Rafal Milach e la designer Ania Nalecka viene presentato al Paris Photo nel 2016. Sue opere sono state esposte alla Biennale di Venezia, al Macro di Roma, al Madre di Napoli e alla Biennale de la Photographie D'Aubagne (Francia). Ha anche partecipato a numerosi festival tra Italia, Germania, Turchia e Portogallo.