/ PRESENTATION
E35 to C21
NIELS SHOE MEULMAN
STEFANO PANE MONFELI
MICK LA ROCK
ANTIGOON
ZEDZ
ALBERTISM
Testo critico di Chinny Bond
Il writing si afferma in Europa nel corso degli anni Ottanta, delineando con rapidità distinte identità territoriali. Se da un lato i Paesi Bassi si impongono come fecondo laboratorio di sperimentazione nel lettering, nello stile e nell’intervento urbano, dall’altro Reggio Emilia e il più ampio tessuto dell’Italia settentrionale vedono fiorire generazioni di writer capaci di risignificare pareti, tracciati ferroviari e paesaggi industriali quali spazi di convergenza e scambio creativo. Pur nella distanza geografica, queste esperienze condividevano una medesima tensione ideale: una cultura fondata sulla dinamicità, sul fervore inventivo e sull’istanza primaria di imprimere la propria traccia nella polis.
E35 to C21 ripercorre la parabola di questa cultura al di là del suo alveo originario. Attraverso il dialogo tra artisti olandesi e italiani, l’esposizione indaga la metamorfosi del graffiti writing in un articolato prisma di pratiche artistiche contemporanee.
Il corpus delle opere in mostra testimonia come la transizione dalla strada allo studio non costituisca un’abiura dei principi fondativi del movimento, bensì una loro organica estensione: la lettera si fa architettura, il gesto si tramuta in pittura e la dimensione urbana diviene materia viva di un’inedita speculazione formale.
Tra le figure di primo piano di questa svolta si annovera Mick La Rock, pioniera del writing al femminile e tra le prime ad affermarsi nel panorama olandese. La sua ricerca trasfigura il vissuto metropolitano in un linguaggio visivo d’alta raffinatezza, che attinge al brutalismo architettonico, al design modernista e alla memoria degli spazi. L’energia un tempo profusa nella scrittura grafica si sublima in composizioni geometriche di rigorosa precisione, volte a saggiare le nozioni di ritmo, equilibrio e ambiente costruito.
La dialettica tra segno grafico e pittura rappresenta il nucleo teorico della produzione di Niels Shoe Meulman, celebre a livello internazionale per la genesi del Calligraffiti, sintesi feconda tra l’arte calligrafica e la cultura street. La sua produzione recente accentua il vettore dell’astrazione, avvalendosi di strumenti non convenzionali – quali pennelli sovradimensionati e scope – per dare vita a composizioni gestuali in cui affiorano, come frammenti, le vestigia del linguaggio. L’atto del tracciare il segno si erge così a soggetto autosufficiente.
Una simile tensione verso l’astrazione connota la pratica di ZEDZ, tra i maestri di maggiore rilievo emersi dal movimento olandese. Travalicando i canoni tradizionali dei graffiti, l’artista articola complessi sistemi visivi sollecitati dall’architettura, dalle discipline progettuali e dalle dinamiche urbane. Le sue opere dimostrano come la logica immanente della scrittura possa evolvere verso una più vasta meditazione sullo spazio, sulla struttura e sulla forma.
In Antigoon, il portato concettuale del writing viene filtrato attraverso la lente della tecnologia. Noto per la concezione di dispositivi meccanici predisposti al disegno e alla pittura tramite bombolette spray e pennarelli, l’artista rilegge la gestualità dello scritto mediante processi di automazione e sperimentazione tecnico-scientifica. Le sue creazioni si collocano in una soglia limpida tra la voluntas umana e l’atto meccanico, sollevando interrogativi sulla genesi della traccia e sulla riconfigurazione del concetto di autorialità.
Rari sono gli artisti che incarnano la sinergia artistica tra Italia e Paesi Bassi con la medesima immediatezza di
Stefano Pane Monfeli. Formatosi nella fervida scena romana degli anni Novanta, Pane è stato non soltanto un protagonista attivo del writing, ma anche tra i primi studiosi a documentare e vagliare criticamente il fenomeno, firmando “Just Push The Button”, saggio d’importanza capitale per la storiografia dei graffiti romano. Con il successivo trasferimento ad Amsterdam nel 2004, il suo percorso si è ampliato in un’esplorazione multidisciplinare che intreccia pittura, illustrazione, graphic design, installazione ed editoria. Lungo questa traiettoria, l’impronta del writing permane non in veste di grafia letterale, bensì come dispositivo metodologico per la costruzione dell’immagine.
Mutuando stilemi dal modernismo, dal fumetto, dal design e dall’immaginario urbano, Pane declina la matrice strutturale della scrittura in composizioni argute e al contempo complesse, ove coesistono segni, forme e strutture narrative. Nel suo itinerario, il graffito si affranca da mera categoria stilistica per ergersi a paradigma di pensiero, in perenne interrogazione sulle modalità con cui le immagini veicolano e generano significato.
Albertism amplia l’orizzonte del post-graffitismo mediante un’indagine profonda sulla materia e sulle sue metamorfosi. Scrittore, incisore, pittore e scultore, l’artista predilige terracotta, metalli di recupero, reperti ferroviari e scarti industriali, assoggettando le superfici a processi di ossidazione e incisione per plasmare opere gravide della memoria fisica del paesaggio urbano. Pur prendendo le mosse dalla Street Art, affrancandosi dai suoi format consolidati, la sua indagine analizza le vestigia impresse dal movimento, dallo scorrere del tempo e dall’impronta industriale. Tra scultura, pittura e muralismo pubblico, gli elementi di scarto vengono così elevati a poetica testimonianza degli spazi di provenienza.
Nel loro insieme, questi autori attestano come il graffito travalichi l’accezione di semplice codice iconografico confinato alla strada, rivelandosi quale vera e propria forma mentis, fondata sulla sperimentazione, sulla permeabilità e sul costante sconfinamento teorico. Nel congiungere l’esperienza di Reggio Emilia a quella olandese, E35 to C21 restituisce il post-graffitismo non come canone estetico monolitico, bensì quale campo di pratiche in perenne divenire, capace di schiudere ininterrottamente nuove prospettive per la critica d’arte contemporanea.
La realizzazione dell’evento espositivo è stata resa possibile dal lavoro corale di SPAZIOC21, Kolektivo Mestizo, Nicholas Groente and Fruit e Chinny Bond, con il patrocinio dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi e del Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi. La condivisa tensione al dialogo interculturale ha consentito la felice convergenza tra le traiettorie artistiche olandesi e italiane, a riprova della vitalità del graffiti writing quale cifra stilistica del contemporaneo globale.
















