MARCO
GRASSI
PHO

FLASHBACK

L'immagine fantasma

MAGGIO-LUGLIO 2021


/ PRESENTATION

FLASHBACK - L'immagine fantasma

Comunicato stampa

FLASHBACK, L’immagine fantasma è il progetto che Marco Grassi Pho espone dal 21 Maggio al 4 Luglio nelle vetrine dello SpazioC21 a Palazzo Brami, in via Emilia San Pietro 21, a Reggio Emilia nell’ambito della sezione OFF di Fotografia Europea edizione 2021.
Nell’era della fotografia digitale, rapida, istantanea, Marco Grassi Pho propone una personale riflessione sul tempo lento della fotografia. Fotografia senza macchina fotografica. Fotografia a contatto. Un omaggio alla sperimentazione di Man Ray e ad una tecnica analogica di sviluppo dell’immagine ormai perduta nella notte dei tempi.
Il gruppo di opere esposte – composto da tre rayografie di grande formato ed una di formato intermedio – è una lettura poetica e immaginifica di un elemento topico del paesaggio metropolitano, il muro; un omaggio alla memoria del muro, all’illusione creata dalle ombre e dallo spettro di stratificazioni consunte e a ciò che gli stessi muri potrebbero avere trasmesso e che il tempo non ha preservato.
Nelle sue rayografie, Marco Grassi Pho coglie un aspetto inedito del paesaggio urbano, la prospettiva del tratto effimero, fugace, decadente; l’estetica di immagini sbiadite, di passaggi di frontiera. Del muro offre una rappresentazione non didascalica, sognata, a cavallo tra reale e surreale. Raccoglie informazioni, dettagli, dati e sussurri da elementi materici; trasforma la materia in essenza; e la restituisce in un nuovo codice estetico.
Il suo muro immaginario, catturato in bianco e nero su carta cotone colorata a mano, parla le lingue delle tribù che lo hanno scritto, graffiato, sfregiato; racconta della propaganda che lo ha ricoperto, dell’amore che ha testimoniato e del furore di cui è stato medium incolpevole. Ne racconta, a ben vedere, le molteplici dimensioni culturali e sociali. I muri trasudano politica, costume, arte e socialità.
Utilizzando la tecnica del fotogramma che raccoglie un’immagine a contatto con materiale sensibile, Marco Grassi Pho esplora la dimensione più autentica del medium fotografico e lancia un ponte tra l’estetica dada di Man Ray e quella del nouveau realisme, omaggiandone i decollages di François Dufrêne, Raymond Hains, Jacques Villeglé e Mimmo Rotella.
Le rayografie in mostra allo SpazioC21 sono impressioni in grande e medio formato, in esemplare unico; esecuzioni totalmente analogiche, “fotografie” che non si avvalgono di una fotocamera ma che si ottengono per semplice interposizione del negativo fra la carta fotosensibile e la fonte luminosa.
Flasback. L’immagine fantasma non è solo un’esposizione di Fotografia Europea 2021 ma anche un libro d’artista in edizione limitata di 100 esemplari in vendita, con una rayografia originale, a €200.
Il testo critico che accompagna l’installazione è scritto da Simone Pallotta, le fotografie sono state realizzate da Fabrizio Cicconi ed il documentario è diretto da Paolo Freschi.

FLASHBACK. L’immagine fantasma

Simone Pallotta

Il processo tecnico che conduce alle opere che state guardando è elemento fondamentale del fascino che esprimono. Ogni singolo tratto, sfumatura o forma sono il frutto di un lavoro che nasce dalla curiosità per i materiali e dalla ricerca di una loro essenza nascosta, un universo di segni e particolari concreti che sembrano sbalzare dalla superficie della carta.

Cresciuto nella pittura astratta Marco Grassi trova in una tecnica fotografica un nuovo territorio sperimentale che gli permette di raggiungere un'astrazione viva, superfici che vibrano e ci restituiscono informazioni, echi di materia. Il bromografo è uno strumento per la stampa "a contatto", a prima vista una cassa di legno con il lato superiore chiuso da un vetro. Sul fondo di questa "scatola" sono alloggiate delle lampadine. Sul piano di vetro vengono disposti stralci di vecchi manifesti e fotografie di texture murarie e sopra di essi la carta fotografica emulsionata, pronta ad assorbire la luce. Una volta chiuso il coperchio la pressione fa aderire la carta alla composizione dell'artista e questi al vetro; quindi si procede a impressionare la carta fotografica accendendo le luci interne.
L'artista, oltre alla composizione, lavora poi su tutte quelle variabili che può solo tentare di controllare, mai fino in fondo: la tipologia di carta, i tempi di fissaggio dell'emulsione, la quantità e i tempi di esposizione della luce e dell'asciugatura finale. I materiali, gli oggetti o gli elementi di cui parliamo sono cose a cui non prestiamo attenzione: piccoli pezzi di carte di grane diverse, accartocciati e poi riaperti, stralci di manifesti, foto di muri stampati in negativo, porzioni di superfici che provengono dal mondo visibile composti con cura fino a manifestarsi con una diversa identità, trasformandosi in textures astratte che si fanno strada su superfici che invece riconosciamo. Il risultato non è una fotografia, seppur creata grazie dalla luce, ma un'impressione, un'immagine che ci proietta in un mondo sconosciuto a metà, dove questi elementi "urbani" e sovrapposti entrano in un dialogo astratto che stupisce chi li guarda perché viene attratto da qualcosa che sembra riconoscere, familiare seppure mai aderente in senso stretto alla realtà conosciuta. Ai primordi della fotografia il bromografo serviva per riprodurre i negativi sulla carta, Marco Grassi lo trasforma in una modalità narrativa dove gli elementi selezionati perdono il loro aspetto originario e vengono ricomposti miscelandosi tra loro a comporre nuove superfici.
Sentiamo la "presenza" dei materiali ma quello che vediamo è il risultato di scelte compositive che tengono in considerazione non solo la tipologia e la posizione degli oggetti ma soprattutto il modo nel quale filtrano la luce. Il risultato è una complessa stratigrafia di segni, sedimentazione di fantasmi organici e inorganici, dinamico equilibrio di casualità e tentativi, un bianco e nero molto contrastato dove superfici e segni sembrano mimare la grana di un vecchio muro con graffi e macchie, un intonaco scrostato, anni di polvere accumulati; In questi lavori dall'estetica umile, dove affiorano gli echi delle ricerche di Kline, Vedova e dei muri fotografati da Brassaï, è visibile tutta la ricerca dell'artista. Si sentono i graffiti, il lavoro sul segno e sul gesto, l'attrazione per le texture delle cose e della natura, lo sforzo di cercare senso oltre l'atto pittorico dipingendo con la luce, che è la materia stessa della pittura. Grazie alla luce i materiali assumono una natura «altra», solo in parte governabile dall’uomo e per questo, appunto, misteriosa. riescono a farci percepire la sensazione della loro presenza e ci aiutano a comprendere l'essenza della pittura astratta: guardare qualcosa che non esisteva prima, qualcosa che vive solo nell'opera d'arte.

MARCO GRASSI PHO

(Milano 1976)

Marco Grassi Pho nasce a Milano nel 1976. Alla fine degli anni 80 scopre l’Arte del Writing sui muri di Parigi, città natale della madre. Ne rimane influenzato, si unisce alla crew milanese 16K e si afferma come uno dei principali protagonisti della scena italiana. Terminato il Liceo Artistico, frequenta il corso di pittura di Luciano Fabro all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si diploma nel 2001. Avvia, in quegli anni, un percorso pittorico in studio; lavora su materiali recuperati, li riassembla e fonde l’estetica della pittura informale con elementi stilistici del writing. Il suo segno è caratterizzato da una forte gestualità e si impone sulle superfici con la stessa energia e prepotenza delle tag sui muri di Milano. La prima mostra personale è del 2005; seguono le partecipazioni milanesi a Street Art Sweet Art, al PAC, e a Junkbuilding, alla Triennale. Espone a Londra, Parigi, Vienna e Berlino. Nel 2013 forma il collettivo Le Grand Verre ed esplora le tecniche della fotografia analogica. Parte della sua produzione più recente è outdoor e si concentra sul paesaggio e gli elementi naturalistici che lo compongono.

MARCO
GRASSI
PHO

FLASHBACK

L'immagine fantasma

MAGGIO-LUGLIO 2021